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La Majella

StazzoIl nostro comprensorio, definito territorio magellense, è quella porzione del territorio della provincia di Pescara che si stende tra il fiume Pescara e le vette della Majella.






Il cuore di questo territorio
, nel quale ricadono la gran parte delle aziende associate, è compreso tra i fiumi Orta e Lavino e interessa i comuni di Abbateggio, Caramanico Terme, Lettomanoppello, Roccamorice, Sant’Eufemia a Majella, San Valentino in Abruzzo Citeriore.

Sorgenti del Lavino

Il comprensorio si trova sulle pendici nord-occidentali della Majella, ed è attraversato dalla strada statale 487 che dal casello autostradale di Scafa (Autostrada A25 Roma Pescara o Autostrada dei Parchi) porta alla rinomata località termale di Caramanico Terme e prosegue sino al Passo San Leonardo. In prossimità dell’abitato di Abbateggio la strada entra nel Parco Nazionale della Majella. Due altre importanti strade interessano il territorio, congiungendo la valle del Pescara con la Majella: la diramazione che da Abbateggio va per Roccamorice sino alla Maielletta e la strada che da Scafa va a Lettomanoppello e poi prosegue per Passo Lanciano e la Maielletta.

La montagna della Majella, definita da Plinio il Vecchio “padre dei monti” e da Petrarca “domus Christi” per la presenza delle numerose comunità monastiche in epoca medievale, con le sue imponenti e selvagge cime montuose, è entrato a far parte del patrimonio mondiale dei Parchi Nazionali nel 1991.

Dal punto di vista geografico il gruppo montuoso è composto da quattro unità orografiche, la Majella propriamente detta, il Morrone, il monte Porrara ed i monti Pizi e dalle valli e dagli altipiani carsici interposti fra essi. La sua posizione geografica al centro dell’area mediterranea, la vastità delle zone di alta quota, la varietà dei microclimi presenti ne fanno uno dei parchi nazionali più importanti in Europa e nel mondo per lo studio e la conservazione di un gran numero di specie animali e vegetali, a volte rare, e importanti per la biodiversità del nostro continente. Oltre 60 sono i rilievi montuosi del massiccio della Majella che superano i 2000 metri tra i quali ricordiamo il Monte Amaro, 2793 metri, la vetta più alta e seconda in tutto l’Appennino solo al Corno Grande del Gran Sasso, il monte Acquaviva, 2737 m, seconda vetta del gruppo, il monte Focalone, 2676 m, il monte Rotondo, 2656 m, il monte Macellaro, 2646 m, Pesco Falcone, 2546 m  e Cima delle Murelle, 2598 m.
La contiguità con gli altri parchi abruzzesi (parco nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga, parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, parco regionale del Sirente-Velino) conferisce al Parco della Majella un’ulteriore valenza ecologica in relazione alle necessità di sopravvivenza di alcune specie animali rare e particolarmente esigenti in termini di integrità dell’habitat.

Dal punto di vista geologico, il massiccio della Majella è costituito dai calcari formatisi per deposizione con l’accumulo, durato centinaia di milioni di anni, degli scheletri degli organismi marini sul fondo del mare primigenio, chiamato Tetide, ed emersi per orogenesi cinque milioni di anni fa. Il suo aspetto è caratterizzato da vasti pianori sommatali formati dall’erosione delle sue vette ad opera degli agenti atmosferici, con i fianchi profondamente incisi da aspri valloni di origine glaciale, tra cui ricordiamo il vallone di Femmina Morta, che corre a 2500  metri di quota, e i tanti valloni che solcano i fianchi del massiccio, come la valle dell’Orfento e la valle del Foro, tra le più belle della Majella, nel cui solco trovano asilo alcune delle specie botaniche più importanti e specie animali rare e pregiate quali la lontra, il picchio dorsobianco, l’astore, la baia dal collare, il gufo reali. Ricordiamo poi il vallone di Selvaromana presso Pennapiedimonte, la valle delle Mandrelle, la valle di Santo Spirito, presso Fara San Martino e il vallone di Taranta sul quale si apre la famosa grotta del Cavallone, così caratteristica da essere scelta da Gabriele d’Annunzio per ambientarvi il suo dramma pastorale “La figlia di Iorio”.

Menzione particolare merita la valle del fiume Orta, che per la sua particolare esposizione e dimensioni e per il fatto di essere compresa tra le quote di 100 e 1300 metri sul mare, costituisce una delle zone climaticamente più varie ed interessanti consentendo l’adattamento di un gran numero di specie vegetali, da quelle tipicamente mediterranee (vi si trova anche il fico d’india) a quelle propriamente alpine.